
26 maggio 2026
Serve una laurea in informatica per diventare programmatori?
Nel 2026 una laurea in informatica è un requisito necessario e sufficiente per diventare programmatori? Scoprilo in questo articolo.
Non è raro trovare annunci di lavoro per programmatori che richiedono come titolo di studio una laurea in informatica o campi affini. Ma al giorno d’oggi, con il dilagare dei corsi online, i tutorial su youtube e la quantità infinita di contenuti gratuiti, inserirsi nel mondo della programmazione è più facile che mai.
A questo si aggiunge l’esplosione degli strumenti di intelligenza artificiale, che stanno cambiando radicalmente il modo di studiare, imparare e sperimentare di tutti, inclusi i programmatori in divenire e quelli già in essere.
Alla luce di questi fenomeni, la domanda che molti studenti si pongono è: ha ancora senso intraprendere un percorso di studi di almeno tre anni per ottenere una laurea in informatica, se si intende lavorare come programmatori?
In questo articolo proveremo ad evidenziare quali vantaggi concreti possa offrire un percorso universitario in ambito lavorativo, quali competenze si sviluppino invece attraverso l’esperienza sul campo.
Ma una premessa dobbiamo farla: non esiste una risposta universale. Molto dipende anche dagli obiettivi personali e professionali di ciascuno e da preferenze, attitudini e metodi di ciascuno nell’apprendimento.
La risposta breve: la laurea non è necessaria, ma può essere utile
La risposta più elaborata alla nostra domanda è: né un sì assoluto, né un no categorico. Per la nostra esperienza, una laurea in informatica non è un requisito fondamentale, e ne siamo la prova:
- Una parte dei nostri sviluppatori proviene dall’ambito universitario
- Altri hanno frequentato indirizzi affini all’istituto tecnico e hanno proseguito con la formazione sul campo
- Altri ancora provengono da ambiti totalmente diversi e si sono formati tramite corsi o studio autonomo
Questo perché, nel lavoro quotidiano, programmare è più che scrivere codice. Sono altrettanto necessarie competenze trasversali, come il problem solving, una buona capacità di comunicare e lavorare in team, la capacità di organizzazione e l’affidabilità.
Inoltre, come già detto, oggi scrivere codice è molto più accessibile anche per chi non ha seguito un percorso accademico. Le stesse università non possono materialmente insegnare ogni linguaggio e libreria, e comunque è un mondo in continua evoluzione, dove non si può contare che una competenza appresa sia ancora attuale dopo pochi anni. Per questo, anche sviluppatori navigati fanno affidamento su:
- Community
- Documentazione gratuita
- Strumenti di IA per lo studio
- Corsi online
Per questi motivi, non possiamo affermare che senza laurea non si possa lavorare come sviluppatori. Tuttavia, ciò non significa che una laurea in informatica non abbia alcun valore.
Vantaggi e limiti di un titolo di studio accademico
Una laurea in ambito informatico è un validissimo punto di partenza per diventare bravi programmatori. Agisce come acceleratore, ma non sostituisce l’esperienza sul campo. Vediamo quindi dove la formazione accademica porta veramente valore.
Che vantaggi dà una laurea in informatica
Il vantaggio principale che deriva dall’aver studiato in università è il fatto di avere delle solide basi teoriche, un aspetto spesso sottovalutato nel lavoro da programmatore.
Un autodidatta difficilmente partirà dalla teoria; è molto più facile che decida di mettere le mani in pasta fin da subito, a volte arrivando anche in stadi avanzati della carriera con lacune sull’aspetto teorico.
Viceversa, il percorso universitario è strutturato in maniera da introdurre in primis le fondamenta teoriche, come:
- Architettura dei sistemi
- Algoritmi
- Strutture dati
- Sistemi operativi
Un parere ingenuo potrebbe essere che la teoria resti tale; invece, conoscere le basi teoriche cambia anche il modo di scrivere codice. Facciamo un esempio concreto riguardante il concetto di set:
Nel lavoro quotidiano è raro trovarsi a scrivere algoritmi complessi da zero: spesso si utilizzano strumenti già pronti, derivati da framework o librerie. Tuttavia, la comprensione di base di concetti come la complessità computazionale o le strutture dati aiuta a:
- Riconoscere soluzioni non scalabili
- Trovare soluzioni più efficienti
- Scrivere codice in maniera più consapevole
Un altro vantaggio derivante dal percorso universitario è la possibilità di lavorare a progetti pratici, spesso di gruppo, in cui si progettano e realizzano software completi e si applicano i concetti appresi.
Farlo in un contesto supervisionato rispetto a quello aziendale permette da un lato di sperimentare e dall’altro di ricevere feedback mirati, che non sempre sono possibili in azienda, dove subentrano scadenze e alti carichi di lavoro.
Lavorare a questi progetti offre un primo contatto con dinamiche professionali come gestione del tempo, suddivisione dei ruoli e consegna di un prodotto completo e funzionante.
Inoltre, molti atenei durante gli anni di studio o al termine del percorso prevedono un tirocinio formativo. Quest’esperienza agevola l’accesso al mondo del lavoro, rappresentando una concreta opportunità di inserimento professionale in vista della conclusione degli studi.
Quello che l’università non insegna
Abbiamo visto quali sono i benefici di una laurea in informatica. Tuttavia, molti aspetti del lavoro del programmatore raramente vengono appresi in università e dipendono molto di più dall’esperienza diretta.
Uno di questi è quello della gestione di un progetto end-to-end. In azienda è raro sviluppare una singola funzionalità: è un processo continuo, che parte dalla definizione del prodotto e arriva alla sua consegna e oltre.
Sviluppare un prodotto dall’inizio alla fine richiede anche di comunicare con il cliente (o con chi stabilisce le esigenze di business); è un aspetto cruciale, che può portare a cambiare i requisiti in corso d’opera, a ribilanciare le priorità, a stabilire nuove scadenze e vincoli tecnici.
In pratica, se l’università insegna come implementare una soluzione, nel mondo del lavoro spesso si contribuisce in prima persona a definirla, con la necessità di mediare tra esigenze diverse.
Un altro aspetto che abbiamo già citato è quello delle tecnologie in continua evoluzione. L’università privilegia strumenti e linguaggi stabili e affermati, utili a costruire basi solide. Ma nel mondo professionale lo stack tecnologico è variegato e in costante mutamento, anche adattandosi alle esigenze concrete di ciascun prodotto.
Per questo motivo, una parte cruciale del lavoro dello sviluppatore è apprendere nuove tecnologie, padroneggiando strumenti in rapida evoluzione. Per fare ciò è necessario avere una certa attitudine all’apprendimento e tanta flessibilità.
Infine, l’università prepara solo in parte ai problemi del mondo reale: gli esercizi accademici hanno solitamente vincoli chiari e una Definition of Done ben precisa. Nei progetti reali però spesso ci si confronta con situazioni più ambigue e meno lineari:
- Requisiti incompleti
- Casi limite non previsiti
- Sistemi di legacy e dipendenze esterne non sempre sotto il proprio controllo
In pratica, lo sviluppo del software è meno lineare rispetto a quello che viene studiato e dipende da logiche non solo legate alla tecnica, ma anche organizzative e di contesto.
Questi aspetti, che vengono appresi progressivamente una volta entrati nel mondo del lavoro, non implicano che l’università non abbia valore, ma ne evidenziano chiaramente gli ambiti di contributo: fornire basi solide e un metodo di ragionamento, lasciando che l’esperienza pratica si occupi di sviluppare le altre competenze necessarie.
Diversi percorsi possono portare alle stesse competenze pratiche richieste dal lavoro quotidiano di un programmatore; l’università è uno di questi, focalizzato specialmente su basi teoriche approfondite e un approccio strutturato ai problemi, ma non è l’unica strada possibile.
Una parte importante del lavoro del programmatore, come probabilmente per qualsiasi lavoro, si costruisce solamente tramite l’esperienza diretta con progetti reali e vincoli concreti. Per affrontare con successo queste sfide, più che la strada intrapresa all’inizio, contano la capacità di crescere nel tempo e adattarsi a un settore che evolve rapidamente.







