
15 luglio 2026
Il mito del multitasking e il cambio di contesto
Sarebbe bello poter svolgere più task insieme, ma aumenta davvero la produttività oppure è solamente un’illusione? Scopriamolo in questo articolo.
Ci sono momenti in cui, come sviluppatori, ci ritroviamo con 15 tab del progetto aperte, mentre seguiamo in contemporanea 3 chat diverse (e, negli ultimi tempi, almeno 2 di queste con Claude Code), con righe su righe di codice prodotte in pochi istanti.
Sembra l’apice della produttività, vero? Eppure, se andiamo a guardare i risultati, non sempre è così: per completare un singolo task possono volerci molteplici iterazioni, a volte ci accorgiamo a posteriori di aver introdotto un nuovo bug nel tentativo di aggiustarne un altro e spesso tutte le tab aperte sono solo residui di lavoro già completato o veloci ricerche.
In pratica, quello che succede è che spesso si confonde l’essere impegnati con l’essere produttivi. Avere più conversazioni aperte, più task in WIP, più schermate di fronte non ci rende automaticamente più produttivi, anzi.
Scopriamo insieme perché essere impegnati non vuol dire necessariamente produrre di più e come invece possiamo veramente dare un boost alla nostra produttività.
Il cambio di contesto ostacola la nostra produttività
Il multitasking ci illude di ottimizzare il nostro tempo. Lo facciamo sul lavoro, ma anche nella vita quotidiana: magari ci ricordiamo di chiamare i nostri genitori finché stiamo facendo una lavatrice, o ascoltiamo il messaggio vocale che ci ha mandato un amico mentre cuciniamo la cena.
Eppure, quello che stiamo facendo in realtà non è svolgere più compiti in contemporanea, ma alternare l’oggetto su cui si posa la nostra attenzione: dalla conversazione alla lavatrice, dal messaggio alla padella.
La verità è che diversi studi ci dimostrano che ogni cambio di focus richiede un costo di cambio (o switch cost): il nostro cervello non è veramente in grado di seguire contemporaneamente più avvenimenti e perciò sposta l’attenzione di continuo sull’uno o sull’altro task.
Anche se una persona può essere più o meno brava a cambiare continuamente contesto, a seconda di fattori biologici ed esperienziali, in tutti i casi seguire allo stesso tempo più task comporta:
- Maggior fatica mentale,
- Livelli riportati di stress e frustrazione superiori
- Conseguenze negative sulla performance, come una frequenza più alta di errori e un lavoro più raffazzonato.
Il multitasking, quindi, è solo un mito: si tratta in realtà di spostare spesso il focus e richiede di impiegare le risorse cognitive in più (in particolare l’attenzione selettiva e la memoria di lavoro) rispetto a quelle che impiegheremmo se ci concentrassimo su un solo compito per volta.
Cosa succede quando cambiamo contesto
Perché il cambio di contesto è così difficile? Pensiamo a cosa succede ogni volta che dobbiamo spostarci da un compito all’altro:
- Distogliamo l’attenzione dal primo task.
- Spostiamo il focus sul secondo, del quale dobbiamo richiamare in memoria il contesto: cosa era stato detto e fatto precedentemente? A che punto era?
- Torniamo a concentrarci sul primo, ma anche qui dobbiamo nuovamente ricordare: dove avevamo lasciato? Cosa avevamo già fatto e cosa era da fare?
E anche nel caso in cui i due compiti possano effettivamente essere svolti nello stesso momento, come ad esempio ascoltare qualcuno che parla mentre svolgiamo un compito manuale, le risorse attentive a cui possiamo attingere sono limitate e vengono suddivise.
In particolare, giostrarsi tra più compiti porta a:
- Ridurre il livello di elaborazione di ogni compito, perché frammentiamo l’attenzione.
- Perdere di vista elementi del contesto, perché usiamo più risorse della working memory, che è limitata.
Concretamente, questo significa che potremmo perderci parte della conversazione che stiamo ascoltando al telefono, o dimenticare di salare la pasta, o sbadatamente mettere due volte il detersivo per la lavatrice.
Insomma, l’output è peggiore e anche la fatica è maggiore; non c’è quindi nessun vantaggio nello svolgere più task nello stesso momento, se non l’illusione di riuscire a “fare tutto”.
Cosa significa davvero essere produttivi
Ma quindi per essere più produttivi dovremmo allenarci a cambiare più facilmente contesto? È certamente una strada possibile, ma forse non quella auspicabile. Ciò che vogliamo veramente è essere davvero presenti in quello che facciamo, senza distrazioni, per farlo prima e farlo meglio.
Lo stato ideale quindi è quello dell’esperienza di flusso, uno stato mentale di completo assorbimento nel compito che si sta svolgendo. Le caratteristiche di questo flusso, teorizzato dallo psicologo Csíkszentmihályi, sono:
- Una concentrazione completa sul compito, non intaccata da fattori esterni.
- Un senso di controllo su ciò che si sta facendo, che non deve essere percepito né come troppo difficile né come troppo facile.
- La distorsione della percezione del tempo, che sembra passare molto più lentamente o più velocemente.
- La perdita dell’autoconsapevolezza: si è talmente assorti da non prestare attenzione a nient’altro che al compito.
Per ottenere questo stato sono necessarie delle condizioni che non sempre sono applicabili sul lavoro, come ad esempio: una difficoltà adeguata del compito, la percezione che ciò che si fa abbia valore e che abbia un effetto immediato.
Il contesto reale, quindi, non sempre ci viene incontro nel cercare di aumentare la produttività. Esistono però comunque degli accorgimenti che possono essere adottati per aumentare la propria produttività.
Alcuni suggerimenti su come essere produttivi
In un contesto che non ci aiuta, come facciamo a produrre comunque al meglio? Alcuni accorgimenti che possiamo adottare sono:
Fare una lista delle cose da fare. Una todo-list ci aiuta a visualizzare i task che vogliamo completare e a prioritizzarli. Averli nero su bianco ci permette di non consumare costantemente energie per cercare di ricordare cosa dobbiamo fare, specialmente quando ci spostiamo tra un task e l’altro.
Ridurre le distrazioni. Se sei in focus, isolati fisicamente e mentalmente da colleghi, clienti e altre potenziali fonti di distrazione. Laddove necessario, avvisa anche chi ti sta attorno in modo che richiamino la tua attenzione solo se è indispensabile. Non controllare i messaggi appena arrivano, specialmente se ne ricevi molti, anzi; disattiva le notifiche e, piuttosto, metti un reminder per controllarli una volta ogni ora.
Raggruppare task simili tra di loro. Devi intervenire su tre diversi elementi della stessa sezione? Svolgi tutti i task in sequenza, in modo da non dover cambiare contesto ogni volta. Questo funziona particolarmente bene se lavori con un’assistente AI: anche per l’AI è più conveniente mantenere lo stesso contesto, evitandoti di rispiegare nuovamente di che sezione si sta parlando o qual è la situazione attuale.
Limitare il work in progress. Tanti task in WIP non sono un vanto, ma un attentato alla capacità di focalizzarsi. Anche in questo caso, sebbene l’impressione sia quella di “fare tante cose”, di fatto si tratta di non finirne neanche una.
Come si concilia l’uso dell’IA con l’attenzione
Ad oggi, molti programmatori delegano parte del proprio lavoro all’intelligenza artificiale. Strumenti come Claude Code permettono di generare codice, analizzare file o rifattorizzare intere porzioni di progetto in pochi minuti. Ma c’è un effetto collaterale: l’attesa.
Quando l’IA sta lavorando, si crea uno spazio ambiguo, in cui non stiamo attivamente scrivendo codice, ma non abbiamo neanche terminato il task. La tentazione sarebbe quella di fare altro nel frattempo: controllare le mail, iniziare un nuovo task, rispondere ai messaggi.
Abbiamo visto però che questo ha un costo, in quanto richiede un cambio di contesto: quando l’IA ha terminato il suo lavoro, dobbiamo tornare in quel contesto per revisionarlo, capire nuovamente cosa stavamo facendo e perché.
Per evitare il costo di cambio, è utile seguire una regola semplice: non iniziare nulla che richieda di costruire un nuovo contesto mentale. Concretamente, ci sono tre cose che possiamo quindi fare nel mentre:
- Continuare a lavorare nello stesso contesto. Ciò può voler dire preparare il prossimo prompt oppure definire quale sarà il passo successivo. In questo modo, viene mantenuto il filo logico.
- Dedicarci a un’attività a basso carico cognitivo. Sono attività come cambiare il nome alle variabili, fare pulizia del codice, aggiungere commenti, testare aspetti dell’interfaccia, che non richiedono di spostare completamente l’attenzione.
- Fare una pausa. Spesso è un’opzione sottovalutata, e non è ovviamente proponibile dopo ogni task, ma ogni tanto anche prendersi un momento per fermarsi aiuta a lavorare meglio.
Sono invece da evitare le attività che richiedono di prendere decisioni o aprire intere conversazioni. Anche se sembra che richiederanno pochi minuti, infatti, è comune che queste tendano a espandersi e prendere più tempo e attenzione di quanto ci si immaginasse.
E tu come gestisci il cambio di contesto sul lavoro? Raccontaci i tuoi trucchi e facci sapere se i nostri suggerimenti ti hanno aiutato.







