
29 settembre 2026
La prima soluzione che trovi non è per forza la migliore
Perché quando cerchiamo nuove idee tendiamo a soffermarci sulla prima soluzione che ci viene in mente? E cosa succederebbe se invece la rifiutassimo?
Trovare la soluzione a un problema è soddisfacente, senza dubbio. Ma ci siamo mai soffermati a chiederci se quella soluzione è la miglior risposta di cui siamo capaci?
Il processo è ben noto. Ci chiediamo: “Come possiamo risolvere questo problema?”. Quando all’orizzonte compare una risposta plausibile, che crediamo potrebbe funzionare, il primo pensiero, quello più ovvio, è: “Allora facciamo così”.
Cosa succederebbe invece se proprio in questo momento, proprio quando sembra che la soluzione sia alla portata e definitiva, la scartassimo e riniziassimo da zero? Sembra assurdo, vero? Ma in questo articolo ti spiegheremo perché, invece, può essere la cosa giusta da fare.
Perché non fermarsi alla prima risposta
La prima soluzione risponde a una parte fondamentale del problema: quella in cui non sappiamo cosa fare. Avere una risposta alla domanda: “cosa posso fare adesso?” spesso è quanto ci basta per interrompere la ricerca.
Certo, la prima soluzione è, per definizione, una soluzione. Ma non è che una delle soluzioni possibili, e non necessariamente è la migliore. Anzi, gli studi ci dimostrano che spesso le prime soluzioni che siamo in grado di trovare non sono le più creative.
E se la prima risposta fosse davvero la migliore?
Secondo lo studio già citato di Lucas e Nordgren, la percezione di quanto creative saranno le nostre risposte è falsata. Questo perché spesso confondiamo la difficoltà a trovare nuove idee con il fatto che le idee trovate a fatica siano peggiori. Questo fenomeno prende il nome di creative cliff illusion.
In altri termini, la qualità delle idee prodotte non sarà inferiore solamente perché abbiamo esaurito le nostre prime opzioni. Anzi, proprio perché le idee più scontate sono già sul tavolo, quelle che seguiranno saranno più fantasiose.
Dal canto opposto, è possibile che la prima idea sia quella giusta. Il problema si pone quando viene scelta senza aver esplorato le alternative. Come possiamo dire che la prima idea sia la migliore se non ce ne sono altre con cui confrontarla? Se esiste una sola soluzione non esiste davvero una scelta.
Non è sufficiente avere una soluzione?
A volte una soluzione è quanto basta, specialmente se la questione è triviale e il tempo scarseggia.
Ma se vogliamo esplorare soluzioni più articolate, o più creative, dobbiamo scavare più a fondo. Quando iniziamo a lavorare su un problema, tendiamo ad accedere prima alle associazioni mentali più familiari, più facilmente disponibili.
Continuando a cercare, le possibilità più ovvie vengono esaurite e siamo costretti ad esplorare nuove direzioni. Generare soluzioni alternative, quindi, ci permette di confrontare approcci differenti, che derivino dal pensiero laterale.
Il medico Edward De Bono teorizza il pensiero laterale proprio come una modalità complementare rispetto al pensiero analitico e critico, che amplia le possibilità disponibili per trasformarle in soluzioni concrete.
Come esplorare idee alternative
Abbiamo già parlato in un altro articolo di come allenare il pensiero laterale. Ma cerchiamo qui di chiarire cosa significhi davvero esplorare le alternative e come farlo al meglio.
Migliorare la prima idea vale come “esplorare alternative”?
La tentazione sarebbe quella di dire: “Va bene, ma rispetto alla mia idea originale, ho fatto dei progressi, quindi ho un ventaglio di scelte”. Be’, non proprio. Reiterare sulla stessa idea con il fine di perfezionarla non permette cambi di direzione.
Diversa è la rielaborazione. Si tratta di modificare la soluzione, ad esempio prendendone una sola parte, oppure combinandola con un’altra idea. Il risultato assomiglia quindi più a una nuova soluzione che a una variante di quella precedente.
Il processo ideale, quindi, non è lineare, ma richiede di:
- Generare molte idee,
- Rielaborare le idee prodotte,
- Combinare soluzioni,
- Confrontare i risultati.
Alcuni suggerimenti per esplorare nuove idee
Ci siamo dilungati su cosa non fare, ma come possiamo di fatto esplorare nuove direzioni? Qui sotto trovi alcuni suggerimenti sul modo migliore di procedere quando sei convinto che la prima soluzione non basti.
Imponiti una quota minima. Prima di iniziare il tuo brainstorming, decreta che non prenderai una decisione definitiva prima di avere almeno un numero prefissato di alternative.
Il numero può variare a seconda del problema (più è complesso, meno alternative potrai verosimilmente inventare), ma l’importante è che sia stabilita prima di iniziare l’esplorazione.
Non tutte le alternative devono essere buone; l’importante è continuare a cercarle. Una soluzione promettente, quindi, non è più la fine del processo di ricerca.
Metti il veto sulla soluzione migliore. Quando hai trovato una soluzione di qualità, ragiona come se questa non fosse disponibile. Come risolveresti il problema in quel caso?
Ovviamente, la soluzione non va scartata davvero, ma eliminare temporaneamente la possibilità più comoda costringe a cercare nuovi spunti.
Inoltr, questo ragionamento si può fare in maniera ricorsiva: dopo ogni step, si vieta l’utilizzo della soluzione e se ne cerca un’altra ancora.
Non fermarti quando pensi di aver finito. “Non mi viene in mente altro” dovrebbe essere il trigger per capire quando invece si iniziano a produrre soluzioni più creative, per il principio citato in precedenza.
Proprio in questa fase, imponiti di tirar fuori altri risultati. Non necessariamente saranno migliori di quelli già ottenuti, ma la difficoltà con cui sono prodotti non li rende automaticamente peggiori.
Rivedi le tue soluzioni. Una volta ottenuta una lista di soluzioni, non dedicarti subito alla scelta della vincitrice. Considerale materiale grezzo e, per ciascuna, individua i punti di forza e le peculiarità.
Questo ti consente di correggere difetti, salvare pezzi di idee buone ma non praticabili e magari anche di combinare tra loro soluzioni diverse per ottenerne una inedita e migliore.
In conclusione, non accontentarti della prima soluzione che ti viene in mente. Non necessariamente perché sia sbagliata, ma perché è troppo presto per sapere se è quella giusta.







