Scacchiera con pedine

24 marzo 2026

Analisi dei competitor con l’IA: come farla (con prompt pack)

Vuoi sapere se c’è spazio nel mercato per la tua prossima app? L’intelligenza artificiale può aiutarti, ma solamente se sai come utilizzarla bene.

Insights

Nel 2026 la sfida per lanciare un nuovo prodotto digitale non è più trovare l’idea giusta o lanciare un prodotto in pochi mesi. Grazie all’intelligenza artificiale, lo sviluppo del software è sempre più veloce ed efficiente.


La vera difficoltà oggi è validare il prodotto in tutte le sue sfaccettature. Abbiamo parlato di come farlo in questo articolo. In pratica, significa fare una ricerca che risponda alla domanda: vale veramente la pena sviluppare questo prodotto?


Uno degli aspetti della validazione che spesso viene sottovalutato è quello dell’analisi dei competitor. Molti founder cascano proprio su questo punto: non analizzano i prodotti già presenti sul mercato (o non lo fanno bene) e finiscono per sprecare tempo e risorse in un tool digitale che non utilizza nessuno.


Ma perché è così importante fare competitor analysis nel mercato di oggi? Vediamo insieme a cosa serve e come l’intelligenza artificiale può aiutarci a ottenere una panoramica completa.


Perché l’analisi dei competitor viene trascurata (e perché è sbagliato)

Il processo è spesso lo stesso. Il founder in questione si innamora della propria idea, la vede di fronte a sé già pronta, finita, utilizzata da migliaia di utenti. Vede l’opportunità e non tiene conto del contesto competitivo.


Poi magari l’applicazione vede la luce, ma non fa presa sugli utenti come l’imprenditore si aspettava. Questo spesso avviene perché:

  • Il mercato per quel tipo di applicazioni è già saturo
  • Il problema che l’utente riscontra è già risolto
  • I competitor hanno pricing più accessibili
  • L’app non ha nessuna caratteristica che la renda unica


In alcuni casi, l’analisi dei competitor avviene, ma non tiene conto di tutti gli aspetti. Il primo step di validazione è che l’applicazione risolva un problema realmente sentito dagli utenti. Dando per assodato che ciò avvenga, è possibile che non vengano prese in considerazione altre soluzioni a quel problema.


Un esempio potrebbe essere quello di un’applicazione pensata per mostrare video di ricette. Anche se non nasce con lo stesso scopo, un prodotto come YouTube può assolutamente essere interpretato come competitor, perché anche su questa piattaforma è facile trovare video sullo stesso tema.


Perciò l’analisi dei competitor dev’essere approfondita, tenere conto anche dei competitor indiretti e considerare tutte le soluzioni che un utente potrebbe scegliere per risolvere lo stesso problema, anche se molto differenti da quella proposta dal proprio prodotto.


L’idea per un’applicazione deve essere per forza assolutamente originale?

Fare un’analisi dei competitor non significa fermarsi perché l’idea è “già vista”; molte app oggi famose sono nate quando qualcuno aveva già pensato a qualcosa di simile. 


Basti pensare all’esempio di Duolingo, nata nel 2011, oggi leader assoluto per l’apprendimento delle lingue straniere; al momento in cui questo articolo viene scritto, l’app è in quarta posizione nella categoria “Istruzione” dell’App Store di Apple.

Eppure, quando è nata, esisteva già un’app che prometteva di fare altrettanto, la tuttora celebre Babbel, uscita nel 2007 e ad oggi ventiseiesima nella stessa graduatoria. Come ha fatto quindi Duolingo a trovare il suo spazio sul mercato?


Il segreto è trovare la Unique Value Proposition (anche conosciuta con la sigla UVP), cioè quella caratteristica unica che distingue la propria applicazione da quelle dei competitor e che la rende, per l’appunto, unica.


Tornando al nostro esempio, Duolingo ha dato agli utenti qualcosa che Babbel non forniva:

  • La possibilità di apprendere in maniera gratuita.
  • Una varietà di lingue meno comuni con cui cimentarsi, anche improbabili, come il gaelico scozzese, il navajo e persino il klingon, dall’universo fantascientifico di Star Trek
  • Un’esperienza gamificata, che aumenta la ritenzione dell’utente.


Ma non è l’unico caso celebre: anche SoundHound, una popolare applicazione per trovare il titolo di canzoni sentite in giro, si è immessa in un mercato nel quale il suo enorme competitor, Shazam, già prosperava.


Anche in questo caso, a fare la differenza è stata l’unicità di SoundHound, che ha introdotto anche la possibilità di canticchiare i brani. Pertanto, per fare la differenza non è importante essere gli unici a risolvere un problema, ma farlo meglio dei competitor o in aspetti, purché di valore per l’utente, che il competitor trascura.


Cosa guardare in un’analisi dei competitor

Una volta compresa l’importanza di prendere in considerazione l’offerta della concorrenza, il dubbio legittimo è: ma cosa dobbiamo sapere dei nostri competitor?


La risposta può essere riassunta in quattro settori, che rappresentano tutti i punti di vista attraverso i quali il prodotto può essere visto.


Il primo settore è la proposta di valore. Si tratta di chiedersi:

  • Quale problema promettono di risolvere?
  • A chi si rivolgono?
  • Come raccontano il prodotto?


Conoscere i valori che propinano i concorrenti aiuta a comprendere come differenziarsi. Ad esempio, un’applicazione che propone ricette vegetariane è ben diversa da un’applicazione che propone ricette per chiunque.


Il secondo settore è la monetizzazione. Chiedersi quale sia il pricing dei prodotti altrui permette di conoscere il costo di mercato, che talvolta può essere il valore che differenzia dai competitor, come nel già citato caso di Duolingo.


Anche funnel e go-to-market sono aspetti che dovrebbero essere tenuti in considerazione: è possibile infatti che i competitor tralascino fette di mercato per via di una SEO poco ottimizzata, o a seconda di come sponsorizzano il proprio prodotto.


Importantissimi insight possono essere ottenuti anche dall’analisi delle recensioni dei competitor:

  • Quali sono gli aspetti più amati dagli utenti?
  • Quali lamentele muovono gli utenti? 
  • In cosa i competitor non rispettano i propri propositi?


Conoscere la risposta a queste domande consente di capire a cosa gli utenti tengano veramente in prodotti digitali su questa gamma, ma anche di sapere quali bisogni restino insoddisfatti, offrendo del potenziale spazio nel mercato.


Qual è l’output atteso dell’analisi

Il risultato finale dev’essere quello di individuare almeno tre punti di forza e tre punti deboli dei competitor. I punti di forza, per il nuovo prodotto, rappresentano dei rischi, cioè quegli aspetti nei quali potrebbe essere più difficile eccellere e distaccarsi.


Dal canto opposto, i punti deboli sono invece opportunità: l’opportunità di rispondere a bisogni che, per feature mancanti o malfunzionanti, i competitor trascurano.


Noi di Mabiloft non facciamo competitor analysis ai nostri clienti per curiosità. Non lo facciamo per spiare gli altri o per copiare feature. Lo facciamo per aiutare chi costruisce prodotti a trovare il proprio spazio, a ricavarsi quella nicchia entro la quale entrare nel mercato.


In fondo a questo articolo troverai il nostro prompt pack gratuito che ti aiuterà a iniziare l’analisi del tuo prodotto con l’IA. Ma se stai pensando di costruire un prodotto particolarmente complesso, o se desideri un’analisi più approfondita da parte di qualcuno che l’ha fatto per decine di altri prodotti, sentiti libero di contattarci, senza impegno.




Come l’IA cambia il gioco

Magari leggendo fin qui hai pensato: “Sì, va bene, ma è sufficiente che io chieda a ChatGPT e otterrò tutto ciò di cui ho bisogno, senza sforzo”. Ed è vero, ma entro una certa misura.


L’intelligenza artificiale è in grado di coprire gran parte del lavoro richiesto per una competitor analysis. In particolare, può essere d’aiuto per formulare ciò che fa il tuo business, per ricercare i competitor e sintetizzare opportunità e rischi.


Ma non è sufficiente un prompt generico. L’intelligenza artificiale ricerca, calcola, sintetizza, ma è necessario seguire un flusso guidato perché produca risultati utili. In parole povere, bisogna saper porre bene le domande per ottenere buone risposte.


Il nostro prompt pack fa proprio questo, in quattro step. Nel primo step ti aiuta a chiarire cosa fa il tuo business. Identifica il problema a cui risponde, il target e gli scenari d’uso, individuando anche la tua UVP.


Nel secondo step definisce le killer feature, cioè quelle che portano veramente l’utente ad adottare il tuo prodotto e non quello dei tuoi competitor. In pratica stabilisce cosa rende il tuo prodotto superiore, ma anche dove è ancora troppo simile ad altri.


Il terzo step è quello di deep research sui competitor, diretti e non. Con il nostro prompt pack non ti limiterai a scoprire chi siano, ma sarai in grado di confrontare vari aspetti, come il business model e il posizionamento. 


Infine, l’analisi si chiude con una sintesi finale di opportunità e rischi. Scoprirai quali sono ancora punti da elaborare, cosa richiede una maggiore validazione e dove invece hai l’opportunità di inserirti facilmente sul mercato.


Ti abbiamo incuriosito e vuoi provare il nostro prompt pack? Non attendiamo oltre; lo puoi trovare qui sotto. Tutto ciò che ti chiediamo è la tua mail ーe tranquillo, non la useremo per inviarti fastidiose ads.




L’intelligenza artificiale non fa tutto il lavoro

Non tutto può essere delegato all’IA. L’IA non sa fare la domanda giusta: l’intervento umano è largamente necessario per ottenere risultati apprezzabili. Inoltre, non conosce il tuo mercato quanto te. Per quanti dati possa avere a disposizione, non è in grado di cogliere il sentimento del bacino d’utenza. 


Un esempio concreto: se stai pensando ad un’app per prenotare appuntamenti dal parrucchiere, l’IA può suggerirti alcuni competitor, come Treatwell. Quello che però difficilmente può cogliere è, per esempio, che in una situazione reale gli utenti potrebbero preferire un contatto più diretto e rapido, come un messaggio su WhatsApp.


L’intelligenza artificiale, quindi, non esime dal prendere decisioni: quello è e sarà sempre compito unicamente del founder. Può darti informazioni per aiutarti a decidere, ma la scelta finale resta nelle tue mani.


Inoltre, un prompt pack non sostituisce la validazione reale sul mercato. Con i prompt di Mabiloft puoi fare il primo passo, ma poi restano tutti gli step successivi, come:

  • Sviluppare una landing
  • Raccogliere una waitlist
  • Fare outreach
  • Mettere in piedi delle sponsorizzate


Se tutto ciò ti sembra una fatica immane, non preoccuparti: non devi per forza farlo da solo. Organizza una call con noi: ti aiuteremo a interpretare i risultati della tua analisi dei competitor e ti daremo input personalizzati su come procedere.